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settembre 2013 - Lavoro

Mi sono permesso di inviare una lettera a tre Presidenti con la presunzione che qualcuno mi potesse far sognare leggendola e rispondendomi, non per una soluzione al mio problema, ma per darmi almeno l’illusione che anche le persone semplici e modeste come me fanno parte di questa Repubblica.

Non avendo avuto risposta, pubblico qui il testo della mia lettera, per rendere nota l’ennesima critica situazione familiare.

“Chi sono – nessuno – Ulisse disse questa parola consapevole della sua forza, ma oggi, nella società attuale – nessuno corrisponde proprio a nulla se non hai convenienza per chi conta.

Sono nato nel 1952, a Poggibonsi nei primi anni ’50 e qui risiedo a tuttora.
Il primo timbro nel mio libretto di lavoro porta la data 1967, ancora non posso andare in pensione pur avendo sempre lavorato, pagato i contributi, pagato le tasse per ben 46 anni, ho a mente di aver richiesto solo due certificati medici per malattia, non mi viene riconosciuto un periodo di gestione separata come contribuzione perché non ho fatto l’iscrizione nei tempi previsti.

Le leggi mi dicevano di stare nelle regole, di pagare i contributi e le tasse e dopo i 40 anni avrei potuto raccogliere i frutti del mio lavoro, lo Stato mi avrebbe ricompensato con una pensione onorevole, che mi avrebbe permesso di vivere in modo dignitoso.

Non è andata così, era tutta un’illusione e sembra che io non abbia gli stessi diritti di chi è andato in pensione con 20 di contributi.

Adesso mi trovo in cassa integrazione in deroga dal 2012 con un assegno mensile di poco più di 500 euro che non viene erogato regolarmente ma a distanza di mesi… (tutte le domande di cassa integrazione sono ferme in Regione per mancanza di fondi (ho una lettera di un funzionario della Regione datata 31/07/2013)

In tv e sui giornali viene dato risalto solo a quelli che riescono a sfruttare chissà quali diritti messi a loro disposizione, che io non ho e non trovo. Si sono permessi e si permettono di avere dei canali preferenziali per pensioni e sussidi enormi senza aver pagato i contributi adeguati.

Ho tre figli che sono la cosa più bella di questi 60 anni per l’affetto e l’amore che mi riservano, mia moglie fa la casalinga, quindi l’unica entrata è l’assegno che dovrebbe arrivare dalla cassa integrazione. Dei miei tre figli, uno ha la sua famiglia da mantenere, uno lavora per mantenersi gli studi e la più piccola studia grazie alla bora di studio ottenuta per merito e per il nostro reddito.
Io a 60 anni cosa dovrei fare? Le possibilità di trovare lavoro sono nulle sia per età che per i tempi che viviamo; dovrei farmi aiutare e inserirmi nelle liste dei poveri solo perché il Ministro del lavoro con un decreto ha spazzato via la mia dignità? Dimenticando che la legge e i diritti dovrebbero essere uguali per tutti?

Ormai la speranza dei cambiamenti la dobbiamo riservare per la nuova generazione che, con intelligenza e rispetto, si spera riesca a creare un equilibrio per poter vivere decorosamente.

Stiamo assistendo alla variante della favola del lupo cattivo che mangia le pecore che ci leggevano i nostri genitori: all’improvviso le pecore stanno prendendo consapevolezza della propria forza e che, facendo gruppo, si prevedono tempi brutti per i lupi; allora forse è meglio applicare la nostra bella Costituzione per evitare che le pecore facciano un mazzo tanto ai lupi mangiatori di diritti altrui!

Con il più profondo rispetto Carlo.
 

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