Contravvenzioni e ricorsi
Diritti smarriti tra sanzione ridotta e il lungo labirinto delle procedure
Dalla privacy alle tasche: secondo tema più gettonato della settimana è il ricorso in caso di contravvenzione. Evidentemente la crisi comincia a fare sentire anche gli effetti indiretti: se prima alzavi le spalle e compilavi il bollettino per pagare la sanzione in misura ridotta, oggi puoi provare a spuntare una sentenza favorevole per alleggerire il peso sul bilancio del mese. Come vedremo strada facendo, è però molto spesso più conveniente pagare subito e decidere a rabbia sbollita se vale veramente la pena avviare il ricorso.
 
Prima possibilità: mi “autotutelo” scrivendo a chi mi ha multato
La prima possibilità è ovviamente provvedere al pagamento dell'infrazione commessa (che è, dicevamo, in misura ridotta) entro 60 gg dalla notifica, conservando poi le ricevute di pagamento per almeno 5 anni. In taluni casi, pero', e' legittimo -in quanto consentito dalla legge- se non addirittura giusto, ricorrere. Il ricorso piu' semplice, in quanto consentito, sarebbe un'istanza di autotutela da presentare all'organo che ha emesso la contravvenzione. Tuttavia tale procedura, pur avendo effetti positivi sui nostri nervi (spesso la prima esigenza che ci attanaglia è quella di lamentare un trattamento ritenuto ingiusto) è sconsigliabile in quanto generalmente inutile.
 
Seconda opportunità: mi sentirà il Prefetto
Il primo ricorso proponibile potenzialmente efficace è pertanto quello da presentare al Prefetto, sempre tramite raccomandata A/R. L’invio dovrà essere effettuato necessariamente entro 60 gg, alla Prefettura del luogo ove il fatto e' avvenuto oppure, con lo stesso mezzo o personalmente, presso l'organo accertatore. Se immaginiamo un successivo processo all’americana, siamo fuori strada: Il Prefetto si limita solitamente a chiedere all'agente che ha emesso la contravvenzione se conferma o meno la multa: pertanto, fuorche' pochissimi casi di palese ovvietà, di solito il ricorso viene rigettato. In tal caso, la multa raddoppia rispetto all’importo che avremmo potuto pagare inizialmente (o meglio, non potremo più avvalerci del già citato pagamento in forma ridotta). Ci troveremo cioè nella stessa situazione di quando si paga oltre 60 gg dalla notifica, poiche' non e' possibile chiedere alcuna sospensione. L'ordinanza dovrà essere emessa entro 210 gg nel caso il ricorso sia stato presentato direttamente al Prefetto (30 gg per l'invio della pratica all'organo accertatore, 60 gg per l'istruttoria e 120 gg per l'emissione), oppure entro 180 gg nel caso ci si sia rivolti all'organo accertatore. Appena decorso il termine è consigliabile recarsi personalmente in Prefettura per verificare che l'ordinanza sia stata emessa. In caso contrario il ricorso potrà intendersi accolto e ne potrà essere chiesta l'archiviazione. L'ordinanza, in ogni caso, dev'essere notificata al ricorrente (cioè a “noi”, nel caso in esempio) entro 150 gg dalla sua emissione. Se il risultato non ci soddisfa, cioè quasi sempre, è possibile proporre opposizione nei confronti dell'ordinanza-ingiunzione (oppure nei confronti del decreto di archiviazione) avanti al Giudice di pace del luogo dove il fatto e' avvenuto (da considerare che potrebbe essere un luogo a 700 km dalla nostra residenza, con tutto ciò che ne consegue). Se il Prefetto risponde, ma emette l'ordinanza oltre i termini suddetti, ciò costituisce motivo di opposizione  oltre, naturalmente, agli elementi già citati in ricorso.
 
Allora tutti dal Giudice…
Il ricorso migliore, si potrebbe concludere, è quello al Giudice di pace, da effettuare sempre entro 60 gg dalla notifica dell'atto. Dev'essere presentato da colui a cui è instestato il verbale, sia esso proprietario od utilizzatore, alla cancelleria dell'ufficio del giudice di pace del luogo dove il fatto è avvenuto, esibendo l'atto dimostrativo od una dichiarazione, secondo le indicazioni della cancelleria stessa. La presentazione può avvenire anche tramite raccomandata A/R, ma va ricordato però che si deve comunque presenziare all'udienza, pena l'annullabilita' del procedimento (attenzione quindi: se l’infrazione è stata contestata a Catania e siamo residenti e Reggio Emilia, non sarà una passeggiata). Occorre domiciliarsi entro l'area operativa dell'Ufficio del Giudice di Pace dove è stato presentato ricorso: se non si ha un domicilio in zona, occorrerà prenderlo presso la cancelleria dello stesso ed informarsi costantemente sull'eventuale accoglimento della sospensione, sulla data fissata per l'udienza, etc., anche tramite telefono. Il ricorso è nullo se il ricorrente non si presenta all'udienza. Se si vuole sospendere il pagamento in attesa del giudizio, occorre che una richiesta in tal senso sia esplicitata nel ricorso stesso. Occorre ricordarsi che se la sospensione non fosse concessa e non si sia provveduto a pagare entro 60 gg, la multa raddoppierà (solito concetto) e -in caso di esito negativo del ricorso- si dovra' comunque pagare il doppio della forma ridotta consentita all’inizio. Per cui, è indispensabile essere prudenti e informarsi tempestivamente dell'accettazione o meno della sospensione. Dulcis in fundo: è difficile che il giudice si pronunci sulla sospensione prima dei 60 giorni, pertanto, l'unico modo per evitare il rischio di pagare il doppio è quello di presentare ricorso e poi pagare la sanzioneSe il ricorso venisse accolto, occorrerà richiedere il rimborso di quanto pagato. Il giudice di pace fisserà la data dell'udienza, che dovra' svolgersi in contraddittorio tra le parti. In caso di rigetto, sarà possibile pagare oppure tentare ricorso in Tribunale, come ha stabilito il decreto legislativo 40/2006, del febbraio 2006.
 
Pagare per dimenticare
A noi, infine, la sentenza se convenga o meno il ricorso in termini di costo effettivo della procedura che potrebbe portarci ad ottenere la soddisfazione morale. Ecco perché, alla fine dei conti, in tanti casi il cittadino, disarmato dalla burocrazia, finisce col pagare le sanzioni modeste, anche se ingiuste, piuttosto di imbarcarsi in un’infinita serie di pratiche e operazioni che, pur legittimate dal senso di giustizia che dovrebbe appartenere ad ogni azione della nostra vita, finirebbero col gravare maggiormente sulla qualità della vita e sul portafoglio. 
 
Nel nostro archivio web abbiamo recuperato una puntata di Vivere Meglio in cui abbiamo risposto a due richieste curiose sul tema delle cinture di sicurezza:
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