Si torna a parlare di Ponte sullo Stretto

Si torna a parlare di Ponte sullo Stretto. A rievocarlo, però, stavolta non è stato Silvio Berlusconi, che sin dalla sua discesa in campo lo adottò come simbolo delle grandi opere da fare per aiutare lo sviluppo del nostro Paese, bensì il M5S, da sempre contrario al progetto.
In particolare è stato Giancarlo Cancelleri, sottosegretario al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, ad affermare che è giunto il momento di realizzare la struttura in grado di unire Calabria e Sicilia. La quale potrebbe essere pronta in un decennio permettendo alle due regioni di porre le basi per bypassare quella che da sempre è ritenuta una strozzatura nei collegamenti tra continente e isola.
Le parole di Cancelleri, però, hanno subito provocato la piccata reazione di una larga parte dell’elettorato grillino. Oltre a quella dei parlamentari calabresi e siciliani, i quali hanno reagito ricordando che il movimento fondato da Beppe Grillo è da sempre contrario alle grandi opere faraoniche e, in particolare, proprio al Ponte sullo Stretto. Considerato del tutto inutile alla luce del fatto che la strozzatura evitata in tal modo verrebbe a riproporsi sull’isola, a causa della mancanza di un sistema viario adeguato, ovvero di ferrovie e strade in grado di unire i vari nodi in maniera efficiente.
Le affermazioni di Cancelleri arrivano peraltro in un momento del tutto particolare. Ovvero quello contrassegnato dalla discussione intorno ai piani del governo Draghi relativi al modo di spendere i soldi del Recovery Fund. Con le anticipazioni le quali hanno già messo in fibrillazione un movimento che proprio al Meridione ha fatto il pieno di voti alle passate politiche, la polemica relativa al Ponte sullo Stretto rischia in effetti di agire alla sorta di un detonante sulle divisioni interne al M5S.

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