Rete unica TLC, con Draghi l’ipotesi sembra ormai sfumata

Se con Giuseppe Conte alla Presidenza del Consiglio si era a lungo ventilata l’ipotesi di una rete unica delle telecomunicazioni in Italia, con l’avvento di Mario Draghi il piano sembra ormai sul punto di sfumare.
Il nuovo esecutivo, infatti, sembra aver deciso di concentrarsi sulla banda ultralarga, tralasciando la questione dell’accesso. Tanto che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), si parla senza mezzi termini di neutralità tecnologica, intesa come la possibilità di sostenere ogni tecnologia tesa a garantire la diffusione della connessione veloce nel Paese.
Nella nuova versione, in pratica, poco importa il mezzo, che potrebbe essere di qualsiasi genere, mentre è reputato fondamentale raggiungere l’obiettivo finale: procedere spediti verso la banda ultralarga, anticipando gli input provenienti dall’Unione Europea.
La nuova linea decisa dal governo sembra andare proprio nella direzione voluta da Bruxelles, che non ha mai nascosto la propria avversione per l’ipotesi di una rete unica. Una direzione la quale, però, non andrebbe di certo a vantaggio dei lavoratori italiani. In particolare quelli di Telecom, i quali potrebbero presto essere falcidiati da un pesante piano di ristrutturazione teso a rimettere in carreggiata l’azienda. Piano il quale potrebbe invece essere evitato proprio nel caso in cui Telecom potesse fungere da punto di riferimento per la nuova rete unica delle telecomunicazioni.
Intanto, le notizie filtrate in questi giorni si sono fatte sentire non poco sul suo titolo, in forte regresso nelle ultime sedute di Piazza Affari. Tanto da far ventilare all’azienda l’ipotesi di un esposto alla Consob, sulla presunta turbativa di mercato generata dalle indiscrezioni.

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