Renzi vuole il referendum contro il Reddito di Cittadinanza, ma è vietato dalla legge

Prosegue la crociata di Matteo Renzi contro il Reddito di Cittadinanza. L’ex Premier, sempre più ai margini della politica italiana, si scaglia ora contro la misura simbolo del M5S, proponendo un referendum per abrogarlo. Una vera e propria crociata cui non ha avuto il coraggio di aderire neanche Confindustria e che, peraltro, a norma di legge, la 352 del 1970, sarebbe impossibile. Il 2022, anno da lui indicato, sarebbe infatti l’ultimo della legislatura, nel corso del quale le consultazioni referendarie non sono ammesse. Tanto da spingere più di un osservatore ad avanzare l’ipotesi che Renzi sia intenzionato a far terminare in anticipo la legislatura.
“Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”: queste sono le disposizioni vigenti in base all’attuale normativa, come è stato fatto notare dall’ex segretario dei Radicali Mario Staderini. Uno scivolone di non poco conto per l’ex Presidente del Consiglio che, ormai da mesi, conduce una battaglia contro l’incompetenza di Giuseppe Conte e del M5S.
L’unico che ha sinora risposto positivamente agli input del segretario di Italia Viva è per ora l’altro Matteo, Salvini, anche lui ormai in caduta di consensi e sorpassato nel gradimento degli elettori, almeno stando ai sondaggi, da Giorgia Meloni. Resta da capire quanto potrà rivelarsi popolare una battaglia contro una delle poche misure di welfare esistenti oggi in Italia. Ovvero in un Paese ove milioni di persone rischiano di ritrovarsi senza un lavoro e senza alcun ammortizzatore sociale in grado di evitarne lo scivolamento sotto la soglia di povertà.

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