L’UE intende tassare le multinazionali, ma solo dal 2023

Il tema della tassazione sulle multinazionali continua a smuovere le acque all’interno dell’eurozona. Una discussione rinvigorita dalla recente sentenza favorevole ad Amazon, la quale ha riproposto l’iniquità resa possibile dalla presenza di numerosi paradisi fiscali all’interno dell’Unione Europea.
E proprio l’esecutivo UE, ora, si propone di affrontare il tema. In quanto, come ha ricordato Paolo Gentiloni, commissario all’Economia, frodi, elusione ed evasione fiscale costano agli stati membri decine di miliardi ogni anno. Una cifra la quale può essere quantificata tra i 130 e i 165 miliardi annui, ancora più necessari oggi, alla luce degli sconquassi provocati nei conti pubblici dalla pandemia.
Il piano per ovviare ai problemi ricordati, però, non sembra avere eccessiva fretta di superarli. La prima tappa in tal senso dovrebbe essere rappresentata dall’ormai necessario contrasto alle società di comodo. Cui dovrebbe seguire, nel 2022, l’obbligatorietà della pubblicazione delle aliquote fiscali reali delle multinazionali operanti all’interno dell’Ue.
In questo pacchetto dovrebbero anche entrare una digital tax in grado di fungere da risorsa propria dell’Unione, la revisione della Direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici e la border carbon tax, ovvero la tassazione del carbonio alla frontiera.
Un pacchetto che dovrebbe entrare in funzione entro il 2023 e il quale suona da risposta all’annuncio di Joe Biden, il quale ha proposto una aliquota internazionale unica al 21% sui profitti realizzati all’estero da qualsiasi multinazionale.
Ora resta solo da capire quale sia la reale voglia di approvare i provvedimenti ricordati. Soprattutto alla luce del fatto che per poterlo fare è necessario raggiungere l’unanimità, spesso a costo di sfiancanti discussioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *