La maggioranza spaccata sullo stop al cashback

La maggioranza che sostiene Mario Draghi si è praticamente spaccata sullo stop del governo al cashback. La decisione di sospendere il meccanismo di premi e rimborsi per chi utilizza i pagamenti elettronici con un anno d’anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto dal governo Conte non è stato digerito da alcuni pezzi della coalizione. In particolare voci contrarie si sono levate all’interno del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico.
Per quanto riguarda il movimento fondato da Beppe Grillo è stato in particolare il ministro dell’agricoltura, Stefano Patuanelli, ad indicare nello stop un errore abbastanza evidente. Augurandosi che sia possibile tornare indietro, considerata la funzione assunta dal cashback nella lotta all’evasione fiscale. Le sue affermazioni sono arrivate a margine del Consiglio europeo in Lussemburgo e sono state rinforzate da quelle di Fabiana Dadone, anche lei M5S e responsabile delle politiche giovanili nel governo diretto dall’ex governatore della Banca Centrale Europea.
Alle rimostranze del movimento si sono poi aggiunti spezzoni del Partito Democratico. Tra cui Michele Bordo, deputato e responsabile del partito per la Coesione e il Mezzogiorno. Il quale ha affermato che una cosa è correggere l’attuale meccanismo e ben altra è eliminarlo. Anche perché ha dimostrato di funzionare non solo attenuando l’evasione fiscale, ma anche incentivando quei pagamenti elettronici che sono considerati il miglior grimaldello possibile per combattere il nero.
Una decisione che ha dato spunto a Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, di evidenziare come il governo, invece di bloccare i licenziamenti abbia bloccato la lotta all’evasione fiscale. Confermando, secondo lui, il suo carattere di destra.

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