Inflazione, negli Stati Uniti sale al 4,2%

Torna a far paura l’inflazione, dopo la pubblicazione dei dati relativi agli Stati Uniti, ove ha raggiunto il 4,2%. Un dato il quale va ben oltre quello previsto dagli analisti, che si attendevano un +3,6% e che va più che a doppiare quello registrato un anno fa, quando era ancora al 2%.
Si tratta della crescita più alta messa a segno dal 2008, tale da ridestare vecchie paure che sembravano superate. Anzi, il timore era più collegato ad un ritmo di crescita troppo contenuto, tale da far temere addirittura la deflazione.
Il quadro, ora, sembra però completamente mutato. E a favorire questa evoluzione sono state le politiche ultraespansive favorite da alcuni governi, quello statunitense in particolare. Il quale ha deciso di pompare una clamorosa quantità di denaro liquido nel sistema per cercare di contrastare gli effetti sociali del Covid.
Le nuove esigenze produttive che ne sono derivate, però, hanno avuto come contropartita un clamoroso rialzo dei prezzi relativi alle materie prime. Nell’ultimo anno il petrolio è cresciuto del 97%, l’acciaio del 123%, il gas del 70%, il rame del 98%. Ancora più paura fanno i dati relativi a mais (+141%), soia (+94%) e grano (+50%). In quanto potrebbero avere ricadute sociali pesantissime per i Paesi più poveri.
Naturalmente la speranza è che si tratti di una semplice fiammata, destinata a spegnersi rapidamente. Nel caso contrario le condizioni monetarie ultrafavorevoli potrebbero venir meno, con conseguenze disastrose sui conti pubblici di molti Paesi, i quali hanno dovuto aumentare a dismisura il debito pubblico nel corso dell’ultimo anno. Costringendo di nuovo a misure di contenimento del debito le quali, stavolta, andrebbero a colpire duramente anche quello che rimane della classe media.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *