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settembre 2010 - Famiglia

Sono una mamma divorziata con un figlio minore e volevo segnalarvi il mio disagio.
Da anni sono divorziata con regolare sentenza emessa da un giudice che ha anche stabilito la quota mensile che il padre deve versare mensilmente per il mantenimento. Da più di un anno tale quota viene versata spesso solo in parte, con l'accumulo quindi di arretrati a mio favore. Nessuno si è mosso nemmeno di fronte a una denuncia penale fatta dal mio avvocato, che giace da ben 11 mesi sulle scrivanie di un tribunale, per mancato versamento appunto di parte del mantenimento a madre con minore, da cui sono derivate denunce a mio carico da parte del mio proprietario di casa con conseguenti intimidazioni di sfratto ecc ecc.
Mi chiedo ora la giustizia dov’è!
Un fatto tanto grave all'estero è punito con l'arresto immediato...
Nel caso di cui parlo l'importo che il padre deve versare - e non versa – è già stato deciso da un giudice in sede di divorzio quattro anni fa, il mancato adempimento di tale sentenza è un reato penale, ma nonostante ciò e nonostante aver fatto una denuncia penale sono passati 11 mesi e… silenzio totale.

La locuzione "mezzi di sussistenza" si trova in particolare nell’art. 570 del codice penale il quale punisce con la reclusione sino ad un anno o con la multa da 103 a 1.032 € chiunque faccia mancare, appunto, i "mezzi di sussistenza" ai discendenti minori di età.
Poiché negli anni il concetto di “mezzi di sussistenza” ha subito delle trasformazioni, dovute, per lo più all’evoluzione culturale e tecnologica della società, la Corte di Cassazione, in una recente pronuncia (n. 45809 dell’11 dicembre 2008) ha stabilito che “nella nozione penalistica di mezzi di sussistenza richiamata dall’art. 570 c.p., comma 2 n. 2, (diversa dalla più estesa nozione civilistica di mantenimento) debbono ritenersi compresi non più e non soltanto i mezzi per la sopravvivenza vitale (quali vitto e alloggio), ma altresì gli strumenti che consentano un sia pur contenuto soddisfacimento di altre complementari esigenze della vita quotidiana (ad esempio: abbigliamento, libri di istruzione per figli minori, mezzi di trasporto, mezzi di comunicazione)”.
La Corte, nell’indicata sentenza, non solo ha ricompresso nella nozione di mezzi di sussistenza anche “optional” sino ad oggi non considerati, ma ha ribadito (in ossequio ad un consolidato indirizzo giurisprudenziale) che lo stato di bisogno dei minori non deve essere oggetto di prova, dal momento che, per legge, lo stesso si presume (ed in effetti chi ha figli sa bene che è così e non solo quando si tratta di minori).
 

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