Vorrei porre l’attenzione sugli innumerevoli modi di pagare l’abbonamento alla RAI TV.
Tutti comportano un certo balzello e, quasi tutti, una coda ad uno sportello.
Consideriamo il più economico: Ufficio Postale.
Ogni conto corrente postale ha un n.ro di conto e, essendo le Poste, per certi aspetti, un Istituto di credito, ha anche un codice IBAN.
Se da qualche parte venisse indicato il codice IBAN del conto Banco Poste relativo all’abbonamento RAI TV si potrebbe pagare l’abbonamento mediante un bonifico bancario.
Moltissimi cittadini hanno un conto corrente on-line accessibile via Internet. La percentuale di questi conti si aggira sul 7% ed è in continua forte crescita.
Perché non favorire questi cittadini consentendo loro di pagare l’abbonamento senza alcun balzello e senza alcuna coda?
Oggi questo è possibile per tutte le utenze (Telecom, Enel, Eni, ecc) e per moltissimi altri tipi di pagamento anche nei confronti di Enti Locali quali i Comuni.
E la RAI?
Perché non fornisce il codice IBAN ai cittadini?
Vi racconto l'ennesimo spreco di denaro pubblico e la presa per i fondelli da parte dei Carabinieri di XXX (BG).
Due settimane fa alcuni malviventi si sono intrufolati in casa di mia figlia alle tre di notte mentre lei era in casa a dormire con le bambine, Dopo aver scassinato il portone blindato hanno fatto razzia di tutto, facendo i loro bisogni in bagno e in giardino. Quando, alle quattro e mezza, mia figlia si è svegliata (evidentemente erano stati narcotizzati) con grande coraggio è riuscita a farli scappare, avendoli visti in faccia e avendo preso il numero di targa (eccetto l'ultimo numero).
Chiamati i CC, non sono venuti! Io personalmente mi sono recato in caserma, c'è la luce accesa, ma non risponde nessuno, allora chiamo in 112 e loro mi chiedono perchè non mi rivolgo alla stazione locale e io devo spiegare che loro non sono reperibili; mi dicono “adesso chiamiamo noi” e nel giro di mezz’ora arrivano.
La prima cosa che fanno è chiudere la loro macchina a chiave, perché - come dice uno di loro - “con questi tempi di crisi non si sa mai”.
Quando mia figlia chiede se vogliono fare un sopralluogo per verificare i danni gli rispondono “adesso no, andiamo a dormire perchè abbiamo fatto il turno di notte”. Qualche ora dopo quando riusciamo a sporgere denuncia i CC dicono subito a mia figlia che non si può fare niente tanto non li prenderanno mai, le fanno vedere la foto di una macchina dicendole che sono mesi che la inseguono senza riuscire a beccarla, “anzi se la vedete in paese avvisateci”. Quando lei dice che ha dei sospetti si sente rispondere che “è meglio non fare niente perchè potreste essere voi denunciati”. Riflettete:
1) potevano allertare le stazioni vicine?
2) perchè non hanno controllato la targa visto che è vecchia di almeno dieci anni ma è messa su una macchina di un paio di anni?
3) perchè non hanno chiesto ai vicini visto che a quell'ora alcuni andavano a lavorare? Considerate le grida di mia figlia, è possibile che nessuno abbia sentito?
Le mie nipoti sono ancora scioccate e non riescono a dormire, a casa c'è il pericolo che possano tornare: che garanzia ci offrono questi tutori della legge?
Scrivo a nome di una famiglia albanese emigrata in Italia più di dieci anni.
Recentemente abbiamo fatto richiesta per la cittadinanza italiana: la procedura dovrebbe secondo la legge durare solo due anni, ma ho potuto verificare io stessa in base a esperienze di altre famiglie che questo processo arriva anche oltre i cinque anni. Ho due figli di cui una, nel periodo della procedura, compirà diciotto anni e verrà quindi esonerata dalla cittadinanza.
Chiedo a chi di dovere di interessarsi della questione, per velocizzare queste procedure affinché tutti possano usufruire del diritto della cittadinanza nei tempi prestabiliti.
Salve,
ci presentiamo, siamo la famiglia Valle di Lonigo in provincia di Vicenza; la nostra storia è stata portata all’attenzione da varie emittenti televisive provinciale, regionale e nazionale. Inoltre, ne hanno parlato giornali e mensili locali.
Queste nostre vicissitudini ci hanno portato ad apprezzare maggiormente le fonti di informazione pubblica.
Siamo una famiglia di Napoli da cinque persone che vive nel Veneto dal 1971, a Lonigo (VI), una cittadina del Nord Est d’Italia. Dal 1993, abbiamo aperto un servizio di pulizie a conduzione familiare,la "PULIBRILL'93". Il nostro lavoro andava bene. Ora, menzioniamo un particolare che vi aiuterà a fare delle riflessioni. Come famiglia, frequentavamo un’appartenenza religiosa ,come chiunque di noi, di cui non facciamo il nome per non creare dell’ombra su questa organizzazione, perché siamo convinti che ogni organizzazione si sforza di onorarla. Purtroppo, ce sempre qualcuno che la discredita. Dicevamo che il nostro lavoro andava bene al punto di rifiutare lavoro perché in eccesso. A un certo punto, hanno cominciato a trattarci male in questa organizzazione religiosa, essendo vittime del Mobbing da parte di alcuni. A questo, hanno fatto seguito una sequenza di perdita di lavoro e pagamenti bloccati. Avendo capito che qualcuno stava osteggiando il nostro lavoro, dal 2000 in poi, abbiamo cominciato a distribuire decine di migliaia di volantini che formulavano una denuncia all’ignoto. A questo nostro fare, i responsabili locali dell’organizzazione religiosa si sono risentiti e ci hanno intimato a fermarci nel difendere il nostro lavoro. Pensando a un’errata valutazione, abbiamo interpellato la sede centrale dei responsabili di Roma. Dopo aver letto queste denunce, si sono espressi affermando che erano cose personali che non violavano alcun principio religioso. Visto che la situazione lavorativa era sempre osteggiata, per oltre cinque anni abbiamo sempre continuato a difendere il nostro lavoro mediante questo volantinaggio. Questa cosa è degenerata fino al punto di metterci in condizione di non poter pagare i nostri due affitti, con la conseguenza di sfratto per morosità. E da tener presente che queste vicissitudini sono sempre state accompagnate da documentazione che spiegavano la ragione per la quale ci portava ad agire in una determinata maniera. Un particolare che abbiamo notato, è che il colpo di grazia lavorativo è avvenuto nell’approssimarsi del diciottesimo anno di compimento del componente familiare più giovane. In questa lettera è menzionato l’espressione “riflessione”. Come avrete notato, per diversi anni abbiamo continuato a denunciare pubblicamente mediante volantinaggio la difesa del nostro lavoro. Come mai, i nostri responsabili locali non ci hanno più detto nulla per diversi anni? Di punto in bianco, ci hanno convocato come famiglia e ci hanno allontanato dalla comunità perché dicevano che non potevamo difenderci con questo volantinaggio.
Ora, dal 17 giugno 2008, ci troviamo accampati come famiglia in una tenda, davanti al cimitero di Monticello di Lonigo (VI).
Il motivo per cui facciamo questo appello pubblico, è perché abbiamo il terrore di attraversare un altro inverno in mezzo alla strada. Perché diciamo il terrore? Quanto riparo può dare una tenda dal freddo? L’anno scorso abbiamo avuto abbondanti nevicate. Una notte, ci siamo svegliati che avevamo la tenda incurvata dalla neve a un tiro di braccia dalla nostra faccia. In piena bufera abbiamo dovuto liberare la tenda dalla neve. Visto che ci sono state diverse nevicate, a turno nella notte ci svegliavamo per liberare la tenda dalla neve. Abbiamo affrontato giornate gelide arrivando a – 10°C. Per scaldarci e cucinare, abbiamo circoscritto un pezzo di terra che servisse da focolaio. Non abbiamo servizi igienici e per lavarci scaldiamo l’acqua e approfittiamo delle giornate soleggiate. La stessa cosa facevamo per lavare i nostri indumenti. Per i nostri bisogni organici, visto che siamo in collina, scaviamo un buco nella terra per poi coprirlo. Siamo soggetti a forti venti e quando piove e nevica dobbiamo lottare per asciugare noi stessi e l’acqua che entra in tenda. In queste condizioni atmosferiche, per mangiare dobbiamo correre a una fonte che dista un centinaio di metri dalla tenda. Questa fonte ha una tettoia in cemento, ma non ce dove sedersi, quindi siamo costretti a mangiare in piedi, avendo addosso spesso indumenti, calzini e scarpe bagnati.
Tutte queste nostre vicissitudini sono state portate all’attenzione della Magistratura. In attesa che questo organo faccia il suo corso, abbiamo chiesto aiuto al Comune di residenza. Attraverso fonti d'informazione pubblica, siamo venuti a conoscenza che il Sindaco e la Giunta comunale stavano attraversando delle problematiche che hanno portato alla loro caduta. Pensiamo che queste situazioni non gli hanno permesso di aiutarci. Ora, dal mese di maggio 2009, nel Comune c’è un Commissario Prefettizio. Ci ha incoraggiato a cercare una casa in campagna da custodire e fare un pò di manutenzione. Inoltre, ci ha incoraggiato a incrementare il nostro lavoro. Noi ci siamo prodigati in questa direzione e lo stiamo facendo tutt'ora,ma per ora non abbiamo avuto grandi risultati..a dire il vero nessuno..ma abbiamo fiducia che questo Commissario in qualche maniera ci aiuterà. Nonostante la fiducia che abbiamo, la nostra situazione attuale è sempre la stessa. Per questo motivo abbiamo pensato come famiglia di comporre questo scritto ed un video visualizzabile pressoYOUTUBE (il video è intitolato LA FAMIGLIA VALLE NEL CUORE).
Calendarizzazione Proposta di Legge Previdenza Vigili del Fuoco Volontari Italiani.
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco italiani è costituito da due componenti tra loro complementari: quella detta permanente che svolge il servizio come professione e quella volontaria che si attiva su chiamata da parte delle centrali operative provinciali, facenti capo al numero unico nazionale di emergenza antincendio 115.
Per la Legge dello Stato che l'ha istituito e per le successive emanazioni legislative in materia, il Corpo, nelle sue due descritte componenti, effettua interventi su tutto il territorio nazionale grazie alle sedi sia volontarie sia permanenti distribuite su di esso con medesime modalità, preparazione, attrezzature e dispositivi di soccorso.
Il personale volontario, quando in servizio, ha gli stessi obblighi istituzionali e giuridici di quello permanente con medesima qualifica di autorità giudiziaria per quanto concerne l'espletamento del servizio e le relative azioni a esso necessarie.
A tale parità di obblighi e doveri tuttavia non corrisponde il medesimo riconoscimento legislativo per quanto attiene la questione previdenziale.
Gli ultimi e tragici episodi concernenti il decesso di colleghi volontari durante il loro servizio hanno evidenziato nuovamente ciò per cui l'Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari si sta battendo da anni presso le sedi istituzionali.
Tale diversità si traduce in un incomprensibile, quanto inconcepibile, lacuna legislativa che genera situazioni paradossali discriminanti tra le due componenti, come se il decesso di un vigile volontario fosse in qualche modo meno importante per la propria famiglia rispetto a quello di un collega permanente.
Nei mesi scorsi alcuni parlamentari, dalle diverse appartenenze politiche, hanno formalizzato interpellanze in merito a questo argomento ottenendo significative prese di posizione in seno alle istituzioni preposte.
L'Onorevole Davide Caparini assieme ad altri colleghi, sulla scorta dei dati forniti dall'Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari, ha predisposto una bozza di disegno di Legge specifica per l'argomento relazionato e che si pone come obiettivo primario l'eliminazione dell'assurda diversità in essere tra le due componenti.
Per concretizzare gli sforzi fin qui intrapresi si rende necessario l'impegno di tutti gli attori in causa per velocizzare il più possibile la discussione e la successiva auspicata approvazione di questo importante provvedimento rammentando che la componente volontaria, così come quella permanente, continua incessantemente a operare per il soccorso tecnico urgente con i conseguenti rischi facilmente intuibili. http://web.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0028780.pdf
In questi anni si fa un gran parlare di privacy delle persone, ma a mio avviso il garante dovrebbe tenere presente che garantendo l'anonimato di chi telefona celando il proprio numero, non fa altro ché garantire la sua privacy, mentre non garantisce quella di chi riceve un disturbo continuo da chi lo vuole molestare.
Al disturbato dalle continue chiamate anonime (proprio mentre sto scrivendo ne ho ricevuta una) non resta che presentare denuncia alle Forze dell'Ordine, che subito evidenziano perplessità sull'epilogo della situazione anche dopo il riconoscimento del disturbatore, per il fatto che chi disturba con le chiamate non insulta o minaccia. Sarebbe opportuno che il numero del chiamante venga sempre visualizzato oppure venga utilizzato il sistema di filtraggio senza squillo delle chiamate in ingresso in caso di anonimato, come predisposto dalla Telecom alcuni anni fa con l'apparecchio Sirio e poi non previsto sul nuovo apparecchio Atlantide.
Vorrei si prendesse atto di una situazione che credo coinvolga tantissime altre persone che si trovano inermi nella medesima condizione. Grazie.
Desidero segnalare il continuo abbaiare notturno di due grossi cani da guardia, un rot-wailer ed un dobermann, ed è praticamente impossibile avere un sereno riposo notturno, in quanto con questi animali è un susseguirsi di abbaiare al minimo rumore, inoltre non c'è recinzione a norma: c'è una rete di circa 1mt e 20 installata dal sottoscritto, quando i cani non c'erano.
Ora diventa molto difficile stare nel proprio giardino, in quanto anche noi abbiamo due piccoli cani, un barboncino ed un yorkshare di 1 kg e mezzo, e gli altri cani appena sentono i nostri cagnolini, si lanciano verso la rete in modo impetuoso, così non ci resta che andarcene da un'altra parte.
Ho segnalato più volte alla proprietaria della casa di provvedere a mettere una recinzione più sicura, ma mi risponde che devo contribuire alla spesa della rete ed all'installazione, cosa che credo non vada bene, in quanto i cani sono i suoi, ed è lei che deve tutelare e tutelarsi.
Per ragioni di buon vicinato ho sempre sopportato, ora non è più il caso. Mi sono rivolto all'ASL salute pubblica, mi hanno risposto che devo fare ricorso al Sindaco del Comune, che a sua volta sarà lui a dare disposizione alla Veterinaria dell'ASL di intervenire.
Ancora non ho fatto ricorso a quanto mi hanno detto, vorrei che queste cose si risolvessero pacificamente senza dover ricorrere alle autorità.
Gent.mo Signore,
concordo con Lei che sarebbe meglio risolvere la questione pacificamente senza dover ricorrere ad alcuna autorità. Tuttavia, le questioni relative ai rapporti di vicinato trovano una loro precisa collocazione normativa nel codice civile.
Ciò significa che, qualora la vicenda non dovesse trovare una soluzione bonaria, occorrerebbe rivolgersi non al Sindaco ma al Giudice di pace, competente in materia.
Cordialmente, l'Avvocato
Riportiamo, come richiesto da un nostro associato, un articolo apparso il 30/07/2009 sul quotidiano La Repubblica:
"Mezzogiorno, famiglie di quattro persone con due figli, nuclei familiari con a capo un lavoratore autonomo e persone al di sotto dei 45 anni: ecco le principali vittime della povertà assoluta secondo la fotografia scattata dall'Istat e relativa al 2008.
Il rapporto presentato oggi a Roma dall'Istituto di statistica ha cifre allarmanti: lo scorso anno in Italia 1.126.000 famiglie è risultato in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 2.893.000 persone, pari al 4,9 per cento dell'intera popolazione.
Quasi 5 italiani su 100 possono essere considerati "i poveri tra i poveri" dal momento che non possono avere uno standard di vita minimamente accettabile. In totale sono 8 milioni e 78mila le persone povere in Italia, il 13,6 per cento dell'intera popolazione.
Le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate nel 2008 in 2 milioni e 737mila (11,3 per cento). Il fenomeno è maggiormente diffuso al sud (23,8 per cento), dove l'incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese.
La percentuale di famiglie relativamente povere (la soglia di povertà per un nucleo di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona che nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro), riferisce l'Istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Il fenomeno è stabile rispetto al 2007 a causa del peggioramento osservato tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un'elevata diffusione della povertà e del miglioramento della condizione delle famiglie di anziani.
L'incidenza di povertà risulta però in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%). In aumento la povertà nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati e senza ritirati, (dall'8,7% al 9,7%) e ancor più tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all'11,2%).
Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell'incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%)."
Il Servizio Casa e Residenze Protette del Comune di xxx (regione Trentino Alto Adige, ndr) richiede ancora i contributi (che ho pagato sempre regolarmente- assieme ai miei due fratelli) ai parenti dei ricoverati, nonostante le sentenze del T.A.R della Lombardia,Toscana, Piemonte ecc. che hanno dato torto ai comuni.
In particolare a me il Comune di xxxx mi chiede di ritorno la quota di copertura che il comune stesso aveva versato di euro 13.950 (stessa cifra cadauno ai miei due fratelli - che per in questo periodo loro hanno pattuito una cifra di circa mille euro al posto di 13.950), con minaccia di invio bollettino coattivo esecutivo, come rivalsa in riferimento alla Legge 1580/1931 (legge sui manicomi voluta da Benito Mussolini per nascondere moglie e figlio segreti) solo per aver ritirato, dopo la morte di mia madre, dal c.corrente (di mia madre) la somma di euro 705 (per il comune non dovevo ritirare i 705 euro e nulla mi avrebbero chiesto).
Gent.mo Signore,
posto che le Amministrazioni devono rispettare le decisioni del Tar, in caso contrario si potrebbe istaurare un ulteriore giudizio in merito alla verifica dell’esecuzione della sentenza; in pratica, il Tribunale dovrà solo accertare che quanto disposto dalla prima sentenza sia stato ottemperato.
Cordialmente, l'Avvocato
A proposito di truffe a Roma: ho visto pure io far pagare ben 20,00 Euro, un misero gelatino di tre palline con cialda trilobata del tutto inqualificante e stantia.
Ma non è proprio possibile, segnalati questi esercizi, farli sparire dalla circolazione loro e tutti i loro aguzzini??
Bar in angolo a Piazza xxx, l'arroganza disumana della "gestora" che a un giusto reclamo risponde sprezzante con un: "nun ce prova'..." e poco distanti forze dell'ordine sulla loro garrita-chiosco che nulla fanno.
In stazione ferroviaria, agli sportelli pubblici che devono aprire a certi orari, manco vedi personale o inservienti, anche nulla facessero, ma addirittura gli esercizi privati a fianco ti rispondono angelicamente: "Ah sì, provi ogni tanto a passare, forse prima o poi qualcuno passerà" (dico passerà, non verrà o aprirà).
E' una vergogna!
Ho notato che molto spesso accade, non solo tra ragazzi ma anche tra persone adulte, di assistere all'utilizzo continuo di un linguaggio volgare e offensivo.
Io sono molto infastidito da quanto accade nell'ufficio nel quale lavoro dove alcuni, incuranti della sensibilità e della presenza altrui, parlano spesso in modo volgare e disgustoso (sono poi gli stessi cafoni che non salutano nemmeno quando passano nell'ufficio altrui e che non rispondono nemmeno ai saluti).
Ebbene, forse queste persone, che probabilmente si sentono furbe e grandi a grugnire invece articolare parole "pulite", sono convinte di poter provocare impunemente i presenti ma si sbagliano, eccome se si sbagliano!
Il turpiloquio, che normalmente è definito come un modo di parlare volgare, offensivo e irriverente, utilizzato per mostrare disappunto verso qualcosa o qualcuno e può consistere nell'utilizzo di imprecazioni, parolacce e bestemmie, usate anche come intercalare, configura un illecito amministrativo (fino al 1999 era un reato ma stato depenalizzato) e quindi esiste anche una sanzione (attenzione quindi...). L'articolo 726 del codice penale prevede che commette turpiloquio chi in luogo pubblico o in luogo aperto al pubblico usa un linguaggio contrario alla pubblica decenza.
La pena prevista è una sanzione amministrativa di 300 euro. Volevo solo ricordarlo, sia per coloro che lo avessero dimenticato sia per coloro che proprio non ne fossero a conoscenza.
Siamo stati presso una piscina di Milano per le gare regionali. Nostro figlio fa parte di una squadra. Moltissimi ragazzi lombardi con relative famiglie sono confluiti nella struttura.
La sicurezza e l'igiene erano inesistenti e ciò è comprovato dal fatto che il temporale di domenica pomeriggio ha causato l'infiltrazione di acqua proveniente dal telone soprastante le piscine (completamente bucato, forato, strappato ovunque).
L'acqua entrava a dirotto dal tetto, arrivava nelle vasche della piscina; i muri sembravano cascate di montagna; i fili e le lampade venivano bagnati (rischio elettrico ).
Le gradinate e i pavimenti erano scivolosi, facendo rischiare sia i ragazzi e sia le famiglie. Sono al corrente che la piscina è già stata chiusa negli scorsi mesi, poi riaperta, ma per quale motivo? Non mi sembra che sia stata ristrutturata in un lasso di tempo così corto. I nostri ragazzi meritano di nuotare, mettersi in gioco in una struttura più dignitosa e sicura. La settimana prossima cosa pensano di fare con il prossimo gruppo di agonisti che arriverà?
Chiediamo alle famiglie di fare la danza del sole, rischiamo una doccia sotto il telone di nuovo, ci illudiamo che la sicurezza sia un gioco da prendere sotto gamba?
Mi sono fatta una ricca risata leggendo la notizia sulla legge anti usura.