Sono a raccontarvi una vicenda che mi ha veramente fatto sentire una nullità davanti all'arroganza e alla potenza di una certa lobby, per altro intoccabile… Purtroppo sono una delle "vittime" bianche delle compagnie di assicurazione, nel mio caso si tratta dell'XXX e purtroppo quando nomino XXX nessuno mi ha mai risposto. Lasciatemi raccontare le mie disavventure assicurative, e siate pazienti nel leggermi. Io pratico, insegno e sono arbitro nazionale di karate. Nel 2001 ho avuto un brutto "incidente" durante un allenamento. Mi sono procurata da sola, come testimoniato e riscontrato dal medico dell'XXX, una sublussazione che mi ha portato poi ad un intervento di ricostruzione dell'articolazione della spalla sinistra. Avevo all'epoca da anni un'assicurazione personale, e ho di conseguenza aperto una pratica di rimborso. L'XXX ha tergiversato per anni, poi dopo mie pressioni mi ha fatto fare le visita per la perizia dal loro medico. Segue una lettera dell'assicurazione che in base ad un articolo del contratto la mia pratica non era liquidabile. Ho controllato l'articolo e li parla di boxe, ma io non pratico boxe e ho provato a spiegare all'XXX che il karate non è boxe, i kata sono esercizi che si fanno da soli e poi era dichiarato nella perizia che nella mia spalla non c'era presenza di ematoma. Per avere una copia della perizia mi sono dovuta rivolgere al un legale perchè a me non la davano, cosa assolutamente assurda. L'assicurazione ha fatto rimbalzare il mio legale da Roma a Milano, passando per Bologna, praticamente in ogni posto dove c'è una sede XXX. Sempre e solo la solita risposta. Non è liquidabile. Per me è diventata una questione di principio, io so di essere nel giusto. Ho scritto due volte all'Isvap che praticamente mi ha risposto di fare causa civile all'XXX. Io non ho i soldi per fare causa e la vicenda finisce li. L'avvocato mi ha spiegato che quando il rimborso diventa consistente, l'assicurazione tenta di tutto pur di non pagare. Bella fregatura, tanto più che al momento della stipula dell'assicurazione io avevo specificato che pratico karate e mi fu risposto “stai tranquilla”…
Argomento: causa per divisione ereditaria ed extra tra fratelli.
Dopo 14 anni ed il passaggio di ben 4 giudici e 5 perizie (con un perito nominato dal Tribunale che non faceva altro che disdire quello che diceva nella perizia precedente - naturalmente con fior di parcelle avvallate dai giudici), il primo giudice - in quasi dieci anni! - é stato solo capace di "rinviare" e siamo giunti ad una sentenza che TUTTE LE PARTI non sanno come prendere poiché assurda, e che ha dimostrato che chi doveva sentenziare lo ha fatto senza leggere il fascicolo per togliersi la causa di torno visto che doveva andare in altra sede.
L'amara conclusione é che uno si trova costretto a continuare la causa in Regione con altre spese ed aspettare dai sei agli otto anni.
Io dico: perché a questi signori tutto é permesso? Perché non c'é qualcuno che li controlla?
Petizione al Parlamento Europeo con richiesta intervento per tutelare i diritti negati, le sperequazioni e i soprusi in seguito all’applicazione approssimativa e criminale delle leggi nei confronti di cittadini deboli e inermi.
L’ART 3 DELLA COSTITUZIONE recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Vi scrivo per portare a conoscenza di codesto consesso l’applicazione in maniera parziale e lesivo delle leggi e delle consuetudini adottate dal parlamento italiano nei confronti di cittadini inermi e senza voce, i portatori di handicap, gli anziani, i soggetti fragili ecc. definiti eufemisticamente diversamente abili, ma vi assicuro che di diverso vi è solo il sacrificio che una famiglia, soprattutto se monoreddito, affronta per rendere la vita rispettabile e dignitosa per chi è affetto da questi problemi, una vita molto grama, affrontando ostacoli a volte insormontabili che queste problematiche ci pongono.
Vengo al dunque:
mia moglie è affetta da sclerosi multipla, patologia che purtroppo per noi la costringe e su una sedia a rotelle e alla non autosufficienza. Mia moglie ha 44 anni, la malattia è stata diagnosticate nel 1998, praticamente ha finito di esistere, vive una vita di riflesso.
Mia moglie percepisce una pensione di inabilità per la fantastica somma di euro 600 al mese e questa fantastica somma, che non è sufficiente nemmeno per le sue esigenze, fa sì che l'inabile non può essere considerato a carico dello scrivente perchè la legge prevede che chi ha un reddito annuo superiore 2.840 euro non e' considerato a carico, praticamente il reddito da pensione di inabilità e considerato reddito da lavoro e quindi rientra in quella categoria di reddito che fa si che non la si possa essere considerati a carico. Vi informo che tale limite di reddito dalla sua prima applicazione non e' mai stato rivalutato praticamente dal 1986, ergo che se 5.500.000 delle vecchie lire nel lontano 1986 era considerato reddito, dopo ventuno anni tale somma al massimo serve ai parlamentari per la pizzeria.
L’applicazione allegra derivante da tale limite è ancora più grave perché si riflette su tali soggetti in modo devastante in caso di incapienza. Si intende per incapienti coloro che in seguito al basso reddito percepito non pagano irpef e in quanto tali non possono portare in deduzione e/o detrazione dalla dichiarazione dei redditi le spese sostenute, siano esse voluttuarie che di necessità.
Mi spiego: se mia moglie ha bisogno di un sussidio tecnico, un autoveicolo, spese per la mobilità interna, abbattimento delle barriere architettoniche, spese per l'assistenza personale e quant'altro serve per aiutarla nei suoi problemi, oltre all’eventuale agevolazione iva, la somma spesa non è possibile detrarla dalla sua dichiarazione dei redditi perchè non e capiente o per lo meno non lo è ha a sufficienza e la stortura più grave che io, coniuge, pur avendone la possibilità non posso detrarlo perché, udite udite, non è a carico, perchè il reddito personale supera il famigerato limite dei 2.840 euro.
Esempio banale se mia moglie e l'On. XXX comprano un'auto o qualsiasi altra cosa serva per la loro disabilità, oltre all’eventuale agevolazione iva il senatore XXX può contare pure sulla detrazione dall’irpef prodotta, cosa che non può fare mia moglie avendo un reddito più basso, quindi il tutto è ancora più penalizzante perché oltre al danno c’è anche la beffa...
Per correggere questo sopruso basterebbe aggiungere alla legge che regola la materia la seguente dicitura che “i percettori di redditi da pensione di inabilità, ribadisco inabilità, sono considerati a carico a prescindere dal reddito percepito. O in subordine porre come tetto lo stesso che si usa per percepire l'assegno di invalidità civile o ancora che in caso di incapienza le detrazioni e/o le deduzioni per le spese personali affrontate per alleviare le conseguenze della patologia invalidante possono essere detratte dal reddito complessivo del nucleo familiare”.
E per chiudere non dimentichiamo il bonus agli inabili. Nessun beneficio per i nuclei familiari che hanno un reddito inferiore a euro 3.600 l’anno nel quale l’inabile non è a carico sempre per qual famigerato limite di 2.840 euro l’anno e cosa ancora più vergognosa e che non e’ corrisposto neanche ai disabili soli, quelli effettivamente più bisognosi. Come dice Tremonti “questione di cassa”.
Ci illudiamo di risolvere i problemi con i vari palliativi tipo l’anno del disabile (notate l’eufemismo), l’anno internazionale della famiglia. I disabili, la famiglia, gli anziani hanno bisogno più che di celebrazioni, di strumenti, di risorse di leggi eque che permettono a chi e affetto da tali problematiche di vivere una vita più tranquilla, in definitiva una vita che sia tale, perché alla fine non ci saranno altre occasioni di vivere.
Credo inoltre che la civiltà di un popolo si misuri con il modo in cui tiene in considerazione i bisognosi.
Sono un quarantacinquenne, parrucchiere con due figli di 20 (apprendista) e 13 anni (studente), mia moglie commessa. Svolgo l'attività dal 1986 per conto mio senza personale al seguito in un negozio di 30 m. quadri.
Nel 2006 mi giunge una lettera dal commercialista avvertendomi che per problemi telematici non erano state trasmesse le dichiarazioni dei redditi dal 2000 in poi e che avrebbe ovviato al problema e che nell'eventualità saremmo stati (circa una sessantina i suoi assistiti) risarciti da copertura assicurativa.
Premetto che i vari pagamenti inerenti le tasse era mio compito versarne gli importi alla banca. Alle mie domande portava le sue spiegazioni e giustificava l'accaduto come un problema risolvibile aggiungendo che i tempi per la soluzione erano lunghi e cosi via.
Primavera 2007: arrivano in negozio due funzionari dell'ufficio delle entrate o della guardia di finanza (non ricordo erano in borghese) a prelevare i documenti fiscali rimasti da visionare con quelli già prelevati dal commercialista degli anni in questione. Successivamente arrivano 5 buste dall’ufficio delle entrate contenenti le ammende per i suddetti anni.
Faccio avere il tutto al commercialista che mi fa sapere che era prassi ricorrere alla commissione tributaria.
Passano vari mesi nei quali, ad ogni mia visita, alle domande risponde che il reclamo era stato fatto e che le cose erano lunghe e che si farebbe sentire lui e mi fa vedere una fotocopia del reclamo su carta bollata. Passano altre settimane, quindi decido di sentire personalmente in commissione tributaria. Non vi era giunto alcun reclamo a mio nome.
Il commercialista sostiene di avere perso la ricevuta di ritorno dell’invio della stessa cosicché vado all'ufficio delle entrate dove mi riferiscono avere un contenzioso di oltre 50.000 euro e che tutto era passato a ruolo per le scadenze dei termini.
Mi rivolgo ad un altro studio commercialistico dove rifanno tutti i controlli e giudicano la contabilità male espressa, sconfusionata, mancante sotto certi aspetti ma la cifra a mio carico era inopportuna, consulto un avvocato fiscalista dopo aver versato una parcella di 4.500 euro che mi consiglia di sporgere denuncia nei confronti del precedente commercialista, ma non mi rassicura sul buon esito della faccenda.
Infatti da un controllo fatto risultava non avesse più nulla di intestato, l'assicurazione in questione se ne tirata fuori per vari motivi.
Ci fu un confronto fra lo studio commercialistico, avvocato e ufficio delle entrate dove si giunse alla conclusione che se io avessi pagato senza ricorrere alla commissione mi avrebbero riconosciuto quindi tolto dall'importo il pagamento dell'iva di 15.000 euro dovendo pagare così 38.000 euro.
Per non rischiare di pagare la cifra iniziale e per dare una fine alla faccenda per l'avanzare di problemi di salute ho accettato.
Chiesta la rateizzazione dell’importo mi ritrovo dal marzo 2008 per quattro anni a versare mensilmente la cifra di 900 euro ad Equitalia, in più il mutuo della casa (la quale è ipotecata dall'ufficio delle entrate per 120.000 euro) acquistata nel 2000 con un mutuo di quindici anni e in più tutto il resto.
Sono sicuro di essere capitato mio malgrado nel mezzo di una faccenda comune a tanti purtroppo…