"Buongiorno, le scrivo come nonna perché sono preoccupata per la recente separazione di mio figlio, a sua volta padre di una bella bimba di 6 anni, che adoro. Poiché mio figlio lavora fuori città, spesso pernottandovi, la mia nipotina è sempre a casa mia, o meglio lo era, dal momento che ora è stata affidata alla mamma, e temo che potrò perdere per sempre il suo affetto e la sua vicinanza. Mio figlio e mia nuora hanno le loro ragioni, che non discuto, ma chi si occupa di salvaguardare il rapporto tra i nonni e i nipoti? Non serviamo veramente a nulla? Non possiamo trasmettere con la nostra esperienza, principi e conoscenze che oggi i più giovani faticano a trovare anche con le nuove tecnologie? Cosa dice, se dice qualcosa, la Legge? Un caro saluto e ancora grazie. Maria"
Maria ha ragione e quello che dice merita una riflessione che va al di là della Legge: i nonni oggi rappresentano un valore di cui temo si stia gradualmente perdendo traccia. Una volta gli anziani erano a capo dei villaggi e trasmettevano alle tribù la conoscenza e le proprie virtù. A loro si doveva il massimo rispetto. La mia generazione ha conosciuto finalmente l’emancipazione della donna, ma anche il graduale accantonamento degli anziani. Siamo dotati della migliore tecnologia, che ci permette di essere ovunque e sapere tutto in tempo reale, viviamo in una società multirazziale e multiculturale. Ci manca però il contatto con la storia, il passaggio di consegne di chi ci racconti com’era e come sarà, perché gli eventi si susseguono ripetendosi e conoscere il passato da chi lo ha vissuto, assaporandone sfumature che libri e film non possono trasferire allo stesso modo, ci permette di comprendere meglio come potrà essere realmente il nostro futuro.
Detto questo, per non cadere nella più profonda malinconia prenatalizia, rispondiamo con un po' di ottimismo a Maria: con la riforma del diritto di famiglia (legge n. 54 del 2006), che ha modificato l’art. 155 del codice civile, la figura dei nonni ha acquistato, fortunatamente, maggiore importanza. Il nuovo articolo 155 c.c., infatti, stabilisce che: “Anche in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. I genitori, quindi, non possono impedire gli incontri tra nonni e nipoti, salvo che questi incontri non siano pregiudizievoli per l’educazione del minore stesso. Il diritto dei nipoti a frequentare i nonni, anche in caso di separazione dei genitori, è stato più volte affermato anche in giurisprudenza; ad esempio, la Corte d’Appello di Milano, con sentenza n. 539/2007, ha sottolineato che “il bagaglio di memoria ed affetto di cui i nonni sono portatori va preservato, valorizzato e distinto da quello genitoriale, anche in situazioni di particolare difficoltà, ricorrendo all’ausilio di personale specializzato, per il superamento di situazioni di disagio nell’interesse dei minori”. Chiaramente nella situazione che ci riporta nonna Maria, è senz’altro più difficile godere della compagnia e dell’affetto della nipotina, ma il diritto del nonno è salvaguardato dalla Legge e se occorre, con la caparbietà che i nonni sanno avere e che ci insegnano, se occorrerà avrà ragione di farsi assistere da un legale, magari tramite il figlio. Credo, infine, che salvaguardando il rapporto con la nuora si possano ottenere risultati più significativi che muovendo gli avvocati, anche nell'interesse della piccola.
Abbiamo risposto al quesito anche nell'ambito della trasmissione "Vivere Meglio" in onda il sabato mattina su Rete4: