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Consumi: italiani senza vitamina C per strage di kiwi
Consumi: italiani senza vitamina C per strage di kiwi

La malattia che sta facendo strage di kiwi su tutto il territorio nazionale rischia di far rimanere gli italiani senza una determinante fonte naturale di vitamina C che è contenuta, a livelli da record, nel frutto "esotico" entrato in gran quantità da trenta anni nelle abitudini alimentari Made in Italy.

E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme sugli effetti di una batteriosi chiamata Pseudonomas syringae Actinidiae (Psa) che sta facendo strage delle coltivazioni nazionali dal Lazio, dove in provincia di Latina si parla già di 60 milioni di euro di danni, fino al Piemonte dove sono comparsi alcuni focolai dell’ infezione.

L’Italia - sottolinea la Coldiretti - rischia di perdere il primato mondiale nell’esportazione di kiwi per colpa di questa batteriosi che costringe ad espiantare le piante attaccate anche se non ha alcun effetto sulla qualità dei frutti in commercio, apprezzati in tutto il mondo per l’elevato contenuto in vitamina C contro le malattie da raffreddamento. Ad essere colpito per primo è stato il Kiwi di Latina, l’unica produzione del gustoso frutto ad ottenere il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta dall’Unione Europea, ma a rischio sono le coltivazioni presenti su tutto il territorio nazionale.

A poco piu’ di trent’anni dall’arrivo sul territorio nazionale la coltivazione di kiwi - evidenzia la Coldiretti - si è rapidamente espansa in Italia che è diventata il primo produttore di Kiwi dell'emisfero Nord (dopo la Cina, paese d'origine del prezioso frutto) con 4,4 milioni di quintali prodotti su una superficie di quasi 24mila ettari, soprattutto nell’ordine nel Lazio (oltre 8mila), in Piemonte (quasi 5mila), Emilia Romagna (quasi 4mila) e in Veneto (oltre 3mila). Il futuro del frutto molto richiesto per il suo elevato contenuto in vitamina C (85 mg per 100 g) è ora a rischio per il diffondersi di questa malattia che porta la pianta a morire e nei confronti del quale non esiste ad oggi una cura efficace e la profilassi consigliata si basa sulla prevenzione per gli impianti non colpiti e nell’estirpo per gli appezzamenti od i singoli alberi infetti.

L’origine sembrerebbe legata all'importazione dello “Jin Tao” (il kiwi giallo di origine neozelandese) anche se l'infezione non riguarda più solo i kiwi gialli. I danni sono gravissimi per i frutticoltori dopo investimenti di migliaia di euro e dopo un periodo improduttivo di qualche anno vedono le piante ammalarsi. Servono stanziamenti adeguati per la sostituzione degli impianti colpiti e se dalla regione Lazio è venuta la richiesta di un tavolo di confronto con il Ministero, in Piemonte su sollecitazione della Coldiretti l’Assessorato si è detto pronto ad individuare risorse regionali da concedere ai frutticoltori che sostituiscono le piante di kiwi colpite dalla batteriosi ed a farsi da promotore nella conferenza Stato Regioni della necessità di tutelare la qualità delle piante di kiwi con il passaporto verde alla stregua di quanto avviene per altre specie vegetali”.

Da parte del Ministero delle Politiche Agricole “è stato avviato una piano di ricerca in collaborazione con le Regioni maggiormente interessate: Lazio, Emilia Romagna e Piemonte, il cui coordinamento è stato affidato al Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura, nell’ambito del Comitato fitosanitario nazionale.

E si stanno preparando delle linee guida di prevenzione e controllo per tutti gli operatori agricoli. Inoltre, è allo studio un provvedimento che rechi misure d’emergenza da applicare all’attività vivaistica e quindi al commercio delle piantine di kiwi, che verranno poi piantate dagli coltivatori in modo tale che queste non siano infette dal batterio.”

Il ripetersi, sempre più frequente, di situazioni fitosanitarie che mettono a rischio le nostre produzioni ortofrutticole come nel caso della batteriosi del kiwi mette in evidenza - sottolinea la Coldiretti - l’importanza dei servizi fitosanitari per monitorare che con gli scambi commerciali non siano introdotti parassiti o malattie pericolose e non presenti nel nostro territorio.

Tarlo asiatico, diabrotica, punteruolo rosso delle palme, cinipide del castagno, tristezza degli agrumi, sharka delle drupacee, la tignola del pomodoro, sono solo alcuni dei nefasti esempi dell’importanza che ha per il settore produttivo il poter contare su servizi fitosanitari efficienti e strutturati, perché non solo la qualità delle produzioni, ma anche la riuscita degli investimenti dipende - conclude la Coldiretti - da una situazione fitosanitaria sotto controllo con materiale di propagazione certificato, virus esente, esatta rispondenza tra varietà richieste e varietà consegnate.

Pubblicata il 2010-06-24
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