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Trasferimento dei dati bancari agli USA, il Parlamento dice no
Trasferimento dei dati bancari agli USA, il Parlamento dice no

Giovedì 4 febbraio la commissione per le Libertà civili del Parlamento ha votato contro l'accordo ad interim fra USA e UE per il trasferimento dei dati bancari ai fini della lotta contro il terrorismo. I deputati ritengono che l'accordo "violi i principi di base della protezione dei dati personali". Il voto definitivodovrebbe tenersi giovedì prossimo a Strasburgo. Ma la partita è tutta aperta. Seguendo la liberale olandese Jeanine Hennis-Plasschaert, responsabile della relazione, ieri la commissione Libertà civili (LIBE) del Parlamento ha detto no ai piani UE di condivisione dei dati bancari con gli USA. L'accordo, stipulato nel quadro di azioni di contrasto al terrorismo dopo l'11 settembre 2001, prevede che le autorità americane possano -attraverso il sistema "SWIFT" - avere accesso ai dati sui trasferimenti bancari dei cittadini europei.

La tutela della privacy a rischio

La motivazione addotta dalla commissione LIBE per il suo rigetto è l'insufficiente tutela della privacy: "l'accordo viola i principi di base della protezione dei dati, ovvero la necessità e la proporzionalità", ha detto la relatrice. I deputati hanno più volte criticato la maniera in cui le autorità americane raccolgono e usano i dati. Secondo loro non c'è chiarezza su come, da chi e quali informazioni vengono utilizzate. Senza l'ok del Parlamento l'accordo non potrà entrare in vigore. E' la prima volta che il Parlamento usa il potere di veto attribuitogli dal Trattato di Lisbona.

Che cos'è SWIFT, e cosa c'entra l'UE?

SWIFT è un operatore privato che gestisce l'80% dei trasferimenti bancari in oltre 200 paesi del mondo. Il problema è emerso nel 2006, quando si è scoperto che SWIFT trasferiva i dati bancari dei cittadini europei alle istituzioni americane, senza il consenso delle autorità europee. Una soluzione - fra le altre - è stata la costruzione di un nuovo centro per la raccolta dei dati in Svizzera, che permette di immagazzinare tutti i dati europei nel vecchio continente, invece di trasferirli alla centrale americana. Per stipulare come gli USA potessero usare i dati ("solo ai fini della lotta al terrorismo", secondo l'UE), serviva un accordo con le istituzioni comunitarie. Considerata l'imminente entrata in vigore del nuovo Trattato, la Commissione europea ha proposto un accordo ad interim, della durata di solo nove mesi a decorrere da febbraio del 2010. In seguito dovrebbe concludersi un contratto più comprensivo, da negoziare nel quadro del nuovo Trattato che prevede l'inclusione del Parlamento. Ma il Parlamento non ha apprezzato che l'accordo, per quanto temporaneo, sia stato negoziato "in tutta segretezza" e "a porte chiuse" dai Governi.

Doppio schiaffo per il Parlamento

I Ministri degli Interni dei 27 governi UE avevano dato il loro accordo su SWIFT alle autorità americane il 30 novembre scorso. Un giorno prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Un vero schiaffo al Parlamento europeo, che - con il Trattato - acquisisce nuovi poteri in materia di accordi internazionali, e avrebbe potuto dire la sua. La decisione dei Ministri è stata giudicata dai parlamentari un gesto "kamikaze" e "inaccettabile". L'accordo doveva entrare in vigore il primo febbraio, ma - con il nuovo Trattato in vigore - serviva l'accordo del Parlamento. Che ha ricevuto i testi legislativi tradotti solo il 25 gennaio. Un altro schiaffo. La bocciatura da parte della commissione LIBE era quasi prevedibile. Cosa succederà la settimana prossima durante la plenaria, però, è ancora tutto da vedere. Alcuni gruppi politici potrebbero infatti cambiare idea. O potrebbero chiedere di rimandare il voto, per cercare di trovare una soluzione più soddisfacente per tutti.

Pubblicata il 2010-02-11
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