Dopo ospedali, scuole, autobus, cinema, teatri, discoteche e ristoranti, fra poco sulle spalle dei fumatori potrebbe pesare un altro divieto: fumare mentre si é al volante. La nuova proposta anti-fumo su 'guidatori no smoking', che sembra essere appoggiata da tutti i partiti, si pone solamente alla fine della lunga lista di divieti che i fumatori italiani hanno imparato a rispettare. Nel corso degli anni sono state numerose le iniziative per indurre a smettere di fumare: nella legislatura italiana la prima legge risale addirittura al 1975, con il divieto di fumare negli ospedali, nella aule, nei trasporti pubblici, cinema e teatri. La linea dura è arrivata con l'arrivo del nuovo millennio: dopo che nel 2002 erano state introdotte le scritte 'shock' sui pacchetti di sigarette, dall'11 dicembre dal 2004 il veto è stato esteso a tutti i treni Eurostar e Intercity di Trenitalia per poi diventare definitivamente obbligatorio in tutti i locali pubblici, con particolare riguardo per alberghi, ristoranti, bar ed esercizio di pubblico ristoro in genere, dal 10 gennaio del 2005. Nonostante tutto questo però l'Italia nella panoramica europea dell'abolizione del fumo nei locali pubblici si posiziona, dopo Irlanda e Norvegia, solo al terzo posto. La vita dura e impervia per i fumatori però oramai si è estesa a tutta Europa dopo che, anche i paesi più indulgenti, hanno seguito le orme degli altri. Così in Inghilterra, dopo un appassionato dibattito tra laburisti, conservatori e liberal democratici, l'aria pulita è arrivata nei pub inglesi dal 2007 mentre per i famosi bistrot francesi, dopo 30 anni di lotta al tabacco, si è dovuto attendere l'annuncio dell'allora primo ministro Dominique de Villepin con la successiva attuazione delle norme anti fumo in vigore dal primo gennaio del 2008. Una strada difficile quindi per i fumatori che, nel nostro Paese, con il nuovo provvedimento si vedrebbero costretti a rinunciare ad un altro 'spazio vitale': la propria automobile. Questo ulteriore passo, oltre a promuovere una migliore sicurezza stradale, andrebbe anche a sottolineare nuovamente l'esigenza della tutela dei non fumatori che, come spesso succede ai bambini, inalano il fumo passivo durante il tragitto in automobile. Il tema, già affrontato nel dibattito politico, era stato riportato anche da uno studio australiano nel 2007 che, basandosi su test respiratori condotti su circa 1500 giovani di 14 anni, aveva sottolineato proprio come il fumo passivo in macchina ha un effetto molto più devastante sulla salute respiratoria rispetto allo stesso inalato dentro casa.