“La valutazione di impatto ambientale non può che essere negativa”.
Questa la conclusione a cui è arrivata la commissione di esperti voluta dalla Provincia di Modena e dall'Unione dei Comuni dell'Area nord, per esprimere un parere sul nuovo progetto della Independent Gas Management per la realizzazione di un deposito di gas sotterraneo a Rivara.
Per gli esperti, la documentazione integrativa allo studio di impatto ambientale del progetto “ha messo in evidenza l'insufficiente approfondimento e la lacunosa rappresentazione di tematiche determinanti per la formulazione di un giudizio di compatibilità ambientale pienamente consapevole”.
La relazione della commissione è stata presentata alla Giunta provinciale e alla commissione consiliare.
“Un giudizio ancora più netto di quello espresso sul progetto precedente nel 2007", commentano Stefano Vaccari, assessore provinciale all'Ambiente, e Alberto Silvestri, sindaco di San Felice sul Panaro e presidente dell'Unione dei Comuni dell'Area nord.
"Probabilmente per le maggiori conoscenze ora disponibili sulla materia e per la presenza in questa commissione di più competenze specifiche rispetto alla precedente: la relazione confuta tutte le tesi che miravano a offrire garanzie in termini di sicurezza, garanzie che per la commissione non ci sono, il progetto è impraticabile”.
Il parere della commissione sarà ora inviato alla Regione Emilia-Romagna, che lo sottoporrà all’attenzione della conferenza dei servizi, nel percorso relativo alla Via di competenza del ministero dell'Ambiente. Il parere dei tecnici della Provincia non è vincolante, sarà dunque la Via nazionale a dover decidere in ultima istanza.
“Ci auguriamo che la convergenza delle forze politiche regionali di maggioranza e opposizione sia tenuta in considerazione dalle forze di Governo: se la Via nazionale autorizza il progetto dovrà motivarlo”, spiega ancora Vaccari, che in caso di pronunciamento favorevole del ministero al deposito di gas a Rivara prevede “una fase di conflitto istituzionale”.
L’assessore non vuole inoltre considerare l’ipotesi che il ministero richieda ai proponenti del progetto ulteriori indagini per fugare i dubbi ancora irrisolti: “ci auguriamo che venga scritta la sentenza definitiva, anche se siamo in appello”.
Per la commissione tecnica dunque sul progetto rimangono “del tutto irrisolte le numerose e rilevanti criticità”. Nella relazione si sottolinea infatti che “gli estensori della documentazione presentata affermano esplicitamente che risposte più precise ed attendibili alle diverse incognite che ancora gravano sul progetto possono essere fornite solo eseguendo ulteriori ricerche sperimentali, che vengono rimandate a successive fasi di accertamento o addirittura ad operazioni da eseguire ad opera realizzata”.
In particolare, per gli esperti, risultano tuttora privi di adeguata dimostrazione diversi elementi tra cui “la resistenza e impermeabilità della roccia di copertura, che dovrebbe costituire la barriera di contenimento del gas, la presenza e le caratteristiche del sistema di faglie che interessano il complesso strutturale, all'interno del quale si propone l'opera, il grado di porosità e fratturazione della roccia serbatoio, anche in relazione alla effettiva capacità del serbatoio stesso, l'attendibilità delle ‘analisi costi–benefici’”.
Per la commissione permangono inoltre dubbi per quanto riguarda “le condizioni di criticità derivanti dalla presenza, nell'area interessata dal progetto, di strutture sismotettoniche attive, che rendono di fatto impraticabile la ipotesi di realizzazione dell'opera”.
(Fonte: Dire)