A Milano e in Emilia-Romagna si e' poveri con meno di 1.200 euro al mese.
A Trento con poco piu' di mille euro. In Sardegna invece la soglia della poverta' (per una famiglia di due persone, ndr) e' di 822 euro.
"Il nostro tentativo e' stato quello di fissare soglie di poverta' regionali, diversamente da quanto fa l'Istat, che fissa un'unica soglia nazionale -spiega Giancarlo Rovati, docente presso il dipartimento di sociologia dell'universita' Cattolica- il luogo in cui si e' poveri non e' irrilevante.
Sia per quanto riguarda le possibilita' di uscirne, sia per le opportunita' che queste famiglie hanno a disposizione". Sono i dati che emergono dalla ricerca "Negoziare la necessita': scelte di consumo e scelte di risparmio", condotta da quattro Atenei italiani in altrettante regioni (l'Universita' Statale e quella Cattolica di Milano per la Lombardia, l'Universita' di Trento per il Trentino, l'Universita' di Bologna per Emilia-Romagna e l'Universita' di Sassari per la Sardegna) e illustrata oggi nell'Ateneo cattolico milanese, durante la presentazione del volume "Consumi ai margini".
Lo stato di povertà incide sulle abitudini di consumo e porta i più poveri a ridurre il più possibile le spese per l'alimentazione e l'abbigliamento. Non potendo risparmiare sulle spese per la casa, i trasporti e le bollette, le uniche voci "comprimibili" del bilancio familiare sono cibo e abbigliamento. Le famiglie particolarmente indigenti spendono in media 138 euro al mese per mangiare: un terzo di quanto spendono quelle non povere (459 euro) e la metà di quelle moderatamente povere (276 euro).
"Questo è possibile perchè possono integrare questi bisogni attraverso la rete della solidarieta' e del dono", precisa Rovati. Pensiamo alle mense dei poveri, ma anche ai pacchi dono del Banco alimentare o alla grande rete di solidarieta' delle parrocchie.
Il mondo della poverta' si presenta con diverse sfaccettature. Per molti immigrati, ad esempio, rappresenta una fase del percorso migratorio: arrivano in Italia contraendo dei debiti, lavorano duramente per anni e risparmiano il piu' possibile per inviare soldi a casa. "Per loro, la poverta' e' un processo in cui si entra per poi uscire", spiega Luisa Leonini dell'universita' di Milano.
Diversamente da quanto avviene per gli autoctoni: generalmente si tratta di persone anziane e per loro la poverta' e' l'ultima spiaggia di un percorso di discesa verso il basso, spesso segnato dalla solitudine.
(Fonte: Dire)