"Non si tratta - spiega il segretario generale dell'Ugl - di alzare la bandiera dell'euroscetticismo, ma non si puo' restare indifferenti davanti ad una Europa che, ragionando in termini meramente burocratici, dimentica le tradizioni alimentari e culturali del nostro come degli altri ventisei Paesi che compongono l'Unione.
Perche' rappresenta la storia dell'impegno che i nostri antenati hanno da sempre messo nella cura dei campi.
Se il Chianti o il Brunello o se il lardo di Colonnata e la Margherita stessa sono diventati nel mondo quello che sono, lo si deve alla cura e alle attenzioni con le quali generazioni di agricoltori hanno selezionato le uve migliori e gli animali piu' sani per arrivare all`eccellenza.
Perche' sono proprio questi prodotti a rappresentare il nostro Paese nel mondo. I governi passano e, con essi, i politici di turno; i prodotti della nostra arte culinaria restano".
"Tutelare il marchio italiano significa impegnarsi in maniera concreta per l'occupazione nel nostro Paese,conclude la Polverini, non soltanto di' chi lavora direttamente nei campi, ma anche per la miriade di piccole e medie aziende della trasformazione, della ristorazione di qualita', degli alimentari specializzati.
Perche' il cittadino consumatore ha diritto di sapere cosa sta mangiando e bevendo quando si siede alla propria tavola o quando va al ristorante. Sono tanti, dunque, i motivi per sostenere che le questioni sollevate siano da affrontare con determinazione.
Non si chiede di chiudere le frontiere perche' sarebbe probabilmente anacronistico anche se molti paesi, Usa in testa, non lesinano risorse e soprattutto dazi quando si tratta di proteggere i campioni nazionali.
Ma e' davvero curioso che mentre la crisi della finanza, rapidamente propagatasi all`economia reale, assorbe quantita' enormi di ricchezza nazionale, si possa soltanto paventare una condotta protezionista da parte di chi sta difendendo la propria capacita' creativa.
In ogni caso, fra tutte le forme di 'protezionismo', quella dei prodotti dell'agroalimentare e' sicuramente la piu' sostenibile, in quanto e' a tutela del lavoro, della salute e della nostra stessa storia".
(Fonte: Agi)