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Ricerca all'Università di Bologna: doni ai medici dalle aziende? "Boh, vabbè..."
Ricerca all'Università di Bologna: doni ai medici dalle aziende? "Boh, vabbè..."

Il conflitto di interesse tra medici, informatori e case farmaceutiche e le sue ripercussioni sui malati? E' poco noto e poco temuto tra gli studenti di Medicina dell'Università di Bologna.

Non ne sanno tanto (ad esempio non sanno che i doni e i congressi sponsorizzati da case farmaceutiche possono determinare un aumento dei costi dei medicinali, né conoscono casi di recenti scandali); e se hanno un'idea del fenomeno non se la sono fatta all'Università.

Quasi tutti arrivano a riconoscere che l'influenza sui medici c'è, ma non vedono grossi problemi etici nei "regali" che spesso arrivano sulle scrivanie dei dottori.

Alcuni studenti, infatti, pensano che non ci sia nulla di strano, che si tratti di doni normali se non meritati; altri sono convinti di riuscire in futuro ad evitare i condizionamenti. E' il quadro che emerge da una ricerca condotta da sei specializzandi e ricercatori dell'Alma mater (pubblicata sul sito dell'Ordine dei medici di Bologna), che hanno sottoposto 22 domande a 190 studenti, dal primo al quinto anno di Facoltà.

Ebbene, i più propensi a negare l'infuenza delle case farmaceutiche sui medici e le ripercussioni sulla salute dei pazienti sono gli studenti figli di medici (il 42% degli intervistati ha almeno un genitore in camice banco).

"Secondo me è possibile sfruttare la situazione senza esserne influenzati- dichiara una studentessa al quinto anno di Medicina- ad esempio mio padre è medico di base e ogni tanto va a farsi qualche viaggio pagato dalle case farmaceutiche, ma questo non mette di certo a rischio la sua etica e la sua integrità".

Un ragazzo del quarto anno dice invece: "Io non so davvero nulla di queste cose, ma tutti sanno che l'industria farmaceutica influenza i medici".

Quanto invece agli informatori e ai loro "regali", una studentessa al quinto anno la vede così: "Il rapporto tra medico e informatore farmaceutico è una sorta di corteggiamento, un'adulazione. Il problema è che ai medici piace farsi 'coccolare' dagli informatori".

Alla domanda "Ritieni che l'industria possa esercitare un'influenza sui medici e sul loro operato?", il 92% del campione ha risposto di sì e l'82% crede che possa essere "moderato-significativa".

Quanto all'influenza esercitata dagli informatori e dai loro 'presenti', il 71,4% la riconosce ma solo finché si parla "in generale". Se si va sul piano personale, ad ammettere le influenze è solo il 24,3%. Ma i regali non attinenti alla professione medica sono accettabili? "Sì" per il 50% degli studenti, e il 63% di chi lo pensa lo motiva perché crede, appunto, che non ne sarà influenzato. Il 26% (uno su quattro) crede anzi che questi regali siano una "meritata gratificazione".

Uno studente al primo anno spiega: "E' giusto perché il medico fatica tanto per raggiungere questa posizione e conduce una vita talmente frustrata che si merita qualche privilegio". C'è poi un 11% che ritiene di non doversi comportare in modo diverso dalla maggior parte dei propri colleghi che quei regali li accetta.

Una ragazza del quinto anno la mette giù così: "Secondo me adesso che siamo studenti vediamo tutto con idealismo e pensiamo di poter cambiare qualcosa, ma poi ci adegueremo al sistema". Qualcuno giura: "Non mi farei comprare da una penna o da un orologio".

E chi comunque è preoccupato per possibili condizionamenti negli incontri con gli informatori, lo è solo per la "carenza di competenze tecniche per potersi difendere da informazioni distorte, piuttosto che per questioni etiche".

Il gruppo di studio che ha realizzato la ricerca (Alice Fabbri, Martino Ardigò, Luisella Grandori, Chiara Reali, Chiara Bodini e Angelo Stefanini) sottolinea poi due elementi.

 

Tra gli studenti figli di medici è maggiore la percentuale di chi non ritiene che nel rapporto tra medici e industria ci sia un conflitto d'interessi. A conoscere meglio la tematica e ad avvertirla maggiormente come un problema, poi, è chi fa attività extrauniversitarie (40% del campione).

Questa circostanza è per gli autori una conferma del fatto che le conoscenze sul conflitto d'interesse sono "socialmente costruite". In sostanza, l'ipotesi dei ricercatori è: che l'industria farmaceutica influenzi i medici è "probabilmente un'idea sociale, indipendente dalla formazione universitaria". Chi tra gli intervistati ne sa di più, infatti, "ha sviluppato tali conoscenze per un interesse personale, attraverso letture e conferenze", ma non in Ateneo.

"Mentre in altri Paesi già da tempo- dicono gli autori- si discute delle problematiche connesse alle condizioni di conflitto di interessi e alle possibili ripercussioni, in Italia e in particolare in ambito universitario il dibattito sui rapporti tra medici e industria farmaceutica è relativamente giovane", senza "un percorso organico".

Per questo, a conclusione dello studio, i sei autori dicono che occorre "intervenire su tematiche spesso sottovalutate durante la formazione universitaria".

Del resto, lo studio prova proprio che tra gli studenti di Medicina c'è una "scarsa percezione dell'entità e delle possibili ripercussioni del conflitto di interessi sulla professione medica e sulla salute dei pazienti". Se, continuano i ricercatori, "alcuni studenti non percepiscono affatto le questioni etiche che si celano dietro queste problematiche", altri "non hanno sufficienti strumenti informativi per coglierne le possibili ripercussioni e quindi tendono a sottovalutarle".

Eppure, sostengono gli autori dello studio, "questi condizionamenti rischiano di minare l'integrità e l'indipendenza del medico", oltre che "l'efficacia degli interventi sanitari, la fiducia dei pazienti e la loro salute". Ecco perché è "urgente sviluppare strategie per contrastare tale situazione".

(Fonte: Dire)

Pubblicata il 2009-08-10
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