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Aids: in Europa diagnosi sempre più tardive, in Italia 39%
Aids: in Europa diagnosi sempre più tardive, in Italia 39%

Sono in aumento in tutta Europa le persone con il virus Hiv che si accorgono dell'infezione molto tardi. In Italia accade per il 39% delle nuove diagnosi di sieropositività.

E' una tendenza comune a tutti i Paesi Europei, secondo i dati presentati oggi in Sudafrica, nel convegno mondiale sull'Aids in corso a Città del Capo.

La Svezia è al primo posto, con il 45% di diagnosi tardive,

seguono Francia (38%),

Gran Bretagna (33%),

Germania (30%) e Spagna (28%).

Paura dello stigma, mancanza di informazione e una bassa consapevolezza del problema sono le cause principali per cui non si fa il test. "Si è abbassata la percezione dei rischi legati all'Hiv sia nella popolazione sia nella classe medica, mentre il rischio non si è ridotto affatto", ha osservato il responsabile della Divisione Malattie Infettive dell'Istituto Spallanzani di Roma, Andrea Antinori.

"I nuovi casi di Aids in Italia sono stimati in circa 140.000 l'anno e probabilmente fra il 25% e il 30% di questi corrispondono a un sommerso. Chi arriva tardi alla diagnosi, in Italia come nel resto d'Europa, è abbastanza anziano (fra 40 e 60 anni) ed eterosessuale, in molti casi si tratta di persone immigrate o con un basso livello culturale e socio-economico.

Arrivare così tardi alla diagnosi (con un livello di cellule Cd4 pari a 100 o a 50, contro le 350 che si avrebbero con una diagnosi precoce) significa essere più suscettibili a nuove infezioni diverse dall'Hiv, avere problemi cardiovascolari, a fegato e reni, senza contare il rischio di diffondere l'infezione da Hiv perché non si sa di avere il virus.

Non è facile nemmeno programmare la terapia perché gli studi su questi pazienti sono molto pochi.

Oggi sono stati presentati i risultati dello studio Castle, , basato sulle molecole ritonavir, atazanavir e lopinavir, mostrando come più efficace la combinazione delle prime due.

(Fonte: Ansa)

Pubblicata il 2009-08-06
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