Maltrattata dal marito, tace davanti ai giudici le botte per paura di ritorsioni e viene condannata anche in Cassazione per falsa testimonianza, 1 anno e 4 mesi. La vicenda paradossale e' accaduta a Elisabetta G., 34enne di Castrovillari che, deponendo come testimone davanti al Tribunale della cittadina cosentina nel procedimento a carico del marito Roberto, imputato per maltrattamenti in danno della moglie, "negava falsamente di essere stata maltrattata durante gli anni della convivenza coniugale e di essere stata percossa". Secondo piazza Cavour, che ha respinto il ricorso di Elisabetta, "l'esimente" prevista dall'art. 384 c.p. che prevede i dei casi di non punibilita', "non e' limitata ai soli casi di necessita' di salvare i beni della liberta' e dell'onore, ricorrendone le condizioni dello stato di necessita' " anche nei casi di "grave nocumento alla integrita' fisica". Questo perche' "il temuto danno alla incolumita' fisica si riverbera negativamente sulla stessa liberta' morale della persona minacciata". Tuttavia, nel caso in questione, evidenzia la Sesta sezione penale nella sentenza 26606, "una simile situazione e' stata ritenuta insussistente dalla Corte di appello, che ha osservato che essa e' stata adombrata solo nei motivi di appello redatti dal difensore, non essendo stata invece nemmeno allegata dalla diretta interessata, che e' rimasta contumace sia in primo sia in secondo grado, sottraendosi cosi' alla concreta possibilita' di farla valere offrendo ai giudici di merito i necessari elementi di fatto atti ad avvalorarla". Cosi' e' stata convalidata la decisione della Corte d'appello di Catanzaro del marzo 2006. (Fonte: Adnkronos)