Le domande dei cittadini
Inserita il 2008-08-01 - categoria Ristorazione

E' responsabile il ristoratore per la perdita di un piccolo oggetto di valore lasciato su un tavolo del locale e di cui il cliente ha denunciato la scomparsa?

No, il ristoratore non è responsabile. Infatti, secondo la Corte di Cassazione (sentenza 9 novembre 1987, n. 8268) la responsabilità per le cose non consegnate in custodia deve ritenersi limitata a quelle di cui è opportuno liberarsi per il miglior godimento della prestazione (per esempio, cappotto, cappello, ombrello, ecc.), restando sotto la diretta vigilanza del cliente le altre cose che porta addosso e che non costituiscono intralcio alla consumazione del pasto e della cui sottrazione, perdita o deterioramento, ove il cliente se ne sia liberato, il ristoratore non deve quindi rispondere (nella specie, la Suprema Corte ha cassato la pronuncia del giudice del merito affermativa della responsabilità del ristoratore per la perdita di un accendino d'oro lasciato su un tavolo del locale e di cui era stata poco dopo denunciata la scomparsa dal cliente).
 

Inserita il 2008-06-10 - categoria Ristorazione

Che cosa rischia il ristoratore che ha la cattiva abitudine di riciclare l'olio?

Chi ricicla l'olio per cucinare nuovi piatti rischia di essere condannato al pagamento di un'ammenda. La Corte di Cassazione, infatti, con sentenza n. 17613/2006, ha confermato la condanna al pagamento di un'ammenda inflitta dal Tribunale di Brescia (nel gennaio del 2005) al titolare di un esercizio per la produzione di pasti, reo di aver impiegato nella frittura di generi gastronomici olio in stato di alterazione.
La Suprema Corte ha sottolineato come il giudice di merito abbia dedotto correttamente "il giudizio di responsabilità basato sul sicuro impiego dell'olio alterato nella frittura degli alimenti, ciò desumendosi dalla posizione della padella contenente l'olio alterato sul fornello della cucina del ristorante e dal fatto che l'olio era ancora caldo".
La Corte ha anche spiegato che "l'alterazione del prodotto è stata correttamente desunta dal notevole superamento (34%) del livello d'ossidazione dell'olio di frittura consentito dalla circolare ministeriale 1991 che ha recepito il parametro elaborato dalla comunità scientifica internazionale (25%), superato il quale l'olio è valutato come alterato".

Inserita il 2008-05-23 - categoria Ristorazione

L?olio servito nei ristoranti deve essere obbligatoriamente etichettato?

La risposta è affermativa. A stabilirlo è la legge 11 marzo 2006, n. 81, che recita quanto segue:
"Al fine di prevenire le frodi nel commercio dell'olio di oliva ed assicurare una migliore informazione ai consumatori, è fatto divieto ai pubblici esercizi di proporre al consumo, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, olio di oliva in contenitori non etichettati conformemente alla normativa vigente. In caso di violazione delle disposizioni si applica a carico degli esercenti la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1000 a euro 3000".
Il consumatore è, dunque, legittimato a pretendere che l'olio di oliva servito a tavola nei ristoranti sia contenuto in bottiglie confezionate o in oliere munite di etichetta; se il gestore non adempie a quanto indicato dalla legge, non resterà che segnalare l'accaduto agli organi di polizia.

Inserita il 2008-05-08 - categoria Ristorazione

Nel menù collocato sui tavoli del ristorante deve essere indicato se siano impiegati o meno prodotti surgelati?

La Cassazione si è espressa al riguardo molto recentemente (sentenza n. 24190 del 26 giugno 2005) affermando che se il prodotto è surgelato ma non indicato nel menù è configurabile il tentativo di frode in commercio. La Suprema Corte, richiamando la prevalente giurisprudenza, ha spiegato che è configurabile il tentativo di frode in commercio non solo quando venga omessa l'indicazione nella lista delle pietanze che gli alimenti sono surgelati, ma anche quando la loro indicazione venga fatta con caratteri molto piccoli, posti all'estremo margine inferiore della lista e in senso verticale, in modo da sfuggire all'attenzione della clientela.
Tutto ciò in quanto, secondo la Corte, il ristoratore ha l'obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta al consumatore.

Inserita il 2008-04-02 - categoria Ristorazione
Il ristoratore è obbligato a esporre i prezzi delle pietanze?
Sì, in quanto il cliente ha il diritto di sapere in anticipo quanto potrà spendere una volta seduto al tavolo del ristorante. A stabilirlo è l'art. 180 del regio decreto n. 635 del 1940, tuttora in vigore.
La mancata osservanza dell'obbligo in capo al gestore del ristorante di esporre o consegnare al cliente il listino dei prezzi delle pietanze può comportare, per l'esercente, il pagamento di una multa pari a 308 euro.
Pertanto, se nel ristorante non vi è l'esposizione dei prezzi né in un listino sui tavoli, né su un cartello esposto al pubblico, il cliente potrebbe contestare il pagamento del conto arrivando addirittura a non pagare.
Inserita il 2007-11-26 - categoria Ristorazione

Se un cliente di un bar chiede un caffè “Hag” gli può essere servito un decaffeinato qualsiasi?

No, perché chi chiede un caffè "Hag" ha diritto di consumare proprio quella marca di caffè e non un qualsiasi decaffeinato; è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza n. 12100/2002), secondo la quale un simile "scambio" potrebbe integrare gli estremi del reato di frode in commercio (il codice penale, all'art. 515, stabilisce che, nell'esercizio del commercio, chi consegna una cosa diversa da quella richiesta o pattuita commette reato).
La Corte di Cassazione ha contestato l'affermazione "apodittica" della Corte d'appello, secondo la quale il marchio Hag, a causa della sua diffusione, sta ad indicare nell'uso comune un qualsiasi caffè decaffeinato, sottolineando che:
- la condizione dell'essere decaffeinato non è l'unico elemento che possa valere a differenziare le diverse marche di caffè di tale tipo, potendo sulla qualità di ognuno incidere anche altri fattori, quali, ad esempio, un particolare processo di decaffeinizzazione, differente a seconda delle diverse ditte produttrici;
- non può ritenersi in via assoluta provato che un avventore, il quale chieda un caffè Hag, si aspetti in ogni caso di ricevere un qualunque decaffeinato, in quanto la popolarità raggiunta dal marchio di un prodotto non fa venir meno il diritto del titolare all'uso esclusivo del marchio medesimo, salvo che dal suo comportamento possa desumersi con certezza una acquiescenza all'uso da parte di terzi, ovvero la rinuncia a valersi in via esclusiva del marchio; pertanto, se il venditore non formula contro-offerte e non chiede chiarimenti, deve intendersi che egli accetta la richiesta nei termini letterali in cui questa è formulata e il contratto deve essere eseguito in conformità.

Inserita il 2007-11-16 - categoria Ristorazione
Può il gestore di un bar rifiutarsi di servire il caffè ad un cliente extracomunitario?
No, in quanto si tratta di un atto di discriminazione razziale punibile penalmente; è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, con sentenza n. 46783/2005, confermando la condanna alla pena di quattro mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'Appello al gestore di un bar che si era rifiutato ripetutamente di servire le consumazioni richieste da cittadini extracomunitari, dichiarando espressamente di non voler servire alcun extracomunitario.
Secondo la Suprema Corte, il comportamento del gestore non ha avuto alcuna "ragione giustificatrice", se non quella di "offendere la dignità dei cittadini extracomunitari a causa della loro diversa razza ed etnia"; il gestore è da ritenersi pertanto colpevole del delitto previsto dall'art. 3, comma 1, lett. a, L. n. 654/1975 (come modificato dall'art. 1 D.L. 122/1993, conv. con mod. in L. 25/06/1993, n. 205), il quale nel vietare ogni tipo di discriminazione, ravvisabile in atti, individuali o collettivi, di incitamento all'offesa della dignità di persone di diversa razza, etnia o religione, ovvero in comportamenti di effettiva offesa di tali persone, consistenti in parole, gesti e forme di violenza ispirati in modo univoco da intolleranza, delinea una figura di reato caratterizzato da dolo specifico, ossia dalla coscienza e volontà di offendere l'altrui dignità umana in considerazione della razza, dell'etnia o della religione dei soggetti nei cui confronti la condotta viene posta in essere o ai quali si riferisce.
Inserita il 2007-11-07 - categoria Ristorazione
Nei bar è legittimo mettere a disposizione dei clienti zuccheriere anziché bustine monodose?
No. La zuccheriera, infatti, è stata vietata nel nostro Paese con il decreto legislativo n. 51/2004 che ha recepito la direttiva CE 11/2001.
Con il decreto è scattato l'obbligo, per bar e ristoranti, di vendere tutti i tipi di zucchero in contenitori chiusi, o, come dice testualmente la norma, come "prodotti preconfezionati".
L'art. 2 (lettera f) del decreto, infatti, recita : "lo zucchero di fabbrica, lo zucchero bianco, lo zucchero raffinato e lo zucchero bianco raffinato possono essere posti in vendita o somministrati solo se preconfezionati".
Alla base della normativa risiedono ovviamente dei motivi di igiene, essendo la normativa finalizzata a vietare che lo zucchero venga offerto ai consumatori in contenitori aperti (le vecchie zuccheriere!).
Attenzione: ai trasgressori possono essere applicate sanzioni pecuniarie amministrative (cioè multe) da un minimo di 2000 euro fino ad un massimo di 6000 euro!