Le domande dei cittadini
Inserita il 2008-04-25 - categoria Alimenti

Qualora, in caso di vendita su campione, si accerti l?esistenza nelle cose consegnate di difformità rispetto al campione il compratore ha comunque diritto al risarcimento del danno?

Nel caso di vendita su campione (normalmente vendite di genere, come di olio o di vino) dalla merce oggetto della vendita viene tratto un campione quale esclusivo paragone della qualità della merce. Perciò, in presenza di qualsiasi diversità anche lieve della merce consegnata rispetto al campione, il compratore ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto.
Qualora, invece, il campione indichi la qualità della merce soltanto in modo approssimativo, come accade nella vendita "su tipo di campione", la risoluzione del contratto può essere richiesta solo in caso di difformità notevole della merce consegnata rispetto al campione.

Inserita il 2008-04-10 - categoria Alimenti
E' obbligatorio indicare nelle etichette delle passate di pomodoro la provenienza del prodotto utilizzato?
La risposta è affermativa. Il 15 giugno 2006 è, infatti, entrato in vigore il decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali (di concerto con il Ministro delle attività produttive) che stabilisce l'obbligo di indicare in etichetta l'origine o la provenienza della passata di pomodoro.
I produttori possono scegliere o di indicare la zona effettiva di coltivazione del pomodoro fresco coincidente con la Regione, oppure lo Stato ove il pomodoro fresco è stato coltivato.
L'indicazione della zona di provenienza del pomodoro fresco utilizzato per la produzione della passata trova giustificazione nella circostanza di consentire al consumatore di operare responsabilmente la propria scelta senza essere indotto in errore sulla provenienza del pomodoro.
Il decreto precisa che tutti i prodotti etichettati fino al 15 giugno 2006 privi dell'indicazione di coltivazione del pomodoro si potranno vendere fino al 31 dicembre 2007; pertanto, bisognerà prestare attenzione nell'acquisto, in quanto - come prevede il decreto - sugli scaffali dei supermercati i consumatori potranno ancora trovare, esattamente fino al 31 dicembre 2007, confezioni etichettate prima del 15 giugno 2006 e, quindi, senza l'importante requisito dell'origine del prodotto.
Inserita il 2008-03-21 - categoria Alimenti
Che cosa fare se ci si accorge di aver comprato un prodotto alimentare scaduto, ma con etichetta alterata indicante una data di scadenza successiva?
Occorre denunciare immediatamente l'accaduto alle autorità competenti. Infatti, la Cassazione ha stabilito, con sentenza n. 28/2000, che esporre sul bancone di un esercizio commerciale dei prodotti alimentari (nel caso di specie, barattoli di pomodoro) già scaduti, ma con etichetta alterata indicante una data di scadenza successiva, configura il reato di tentata frode nell'esercizio del commercio ex artt. 56 (delitto tentato) e 515 (frode nell'esercizio del commercio) del codice penale; quest'ultimo recita: "Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2065".
Non si tratta, pertanto, di una violazione amministrativa, ma di una condotta penalmente rilevante, idonea a consegnare una cosa diversa per qualità da quella dichiarata.
Nella fattispecie esaminata dai giudici della Suprema Corte, il prodotto presentava un'etichetta sovrapposta che indicava, in modo chiaro, un termine di scadenza successivo a quello originariamente indicato dal produttore; di conseguenza, i potenziali consumatori non potevano accertare l'effettiva data di scadenza.
Inserita il 2007-12-14 - categoria Alimenti

Un consumatore ha inviato una richiesta a mezzo fax in seguito alla indisponibilità di un negoziante a vendergli la pasta per pane.

Chi gestisce una panetteria è libero di decidere se vendere o meno ai suoi clienti la "pasta per il pane"; le panetterie nella maggioranza dei casi chiedono di prenotare la pasta il giorno prima. Quanto al secondo problema da Lei esposto, è importante che il pane, se venduto a domicilio, indichi sempre la tariffa in relazione al peso. Maggiori informazioni sulla produzione e  commercializzazione di sfarinati epaste alimentari sono rinvenibili nella legge 4 luglio 1967, n. 580 e successive modificazioni e nel decreto del Presidente della Repubblica n.187 del 9 febbraio 2001.